| Titolo originale: | id. |
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| Nazione: | U.S.A. |
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| Anno: | 2011 |
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| Genere: | Fantastico, Avventura |
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| Durata: | 126' |
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| Regia: | Martin Scorsese |
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| Sceneggiatura: | John Logan |
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| Cast: | Chloe Moretz, Jude Law, Ben Kingsley, Emily Mortimer, Sacha Baron Cohen, Michael Pitt, Christopher Lee, Ray Winstone, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory, Asa Butterfield |
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| Produzione: | GK Films, Infinitum Nihil | |
| Distribuzione: | 01 Distribution | |
| Data di uscita: | 03 Febbraio 2012 |
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| Trama: | Dopo la morte del padre, il giovane Hugo Cabret si trova a vivere in maniera clandestina nei meandri della stazione ferroviaria di Parigi, fingendo di riparare i grandi orologi al posto dello zio ubriacone incaricato del lavoro ma momentaneamente e misteriosamente sparito. Hugo da tempo con il padre cercava di riparare un automa di cui non si trovava la chiave per farlo funzionare, un giorno finalmente la trova insieme alla dolce Isabelle che la possiede. Ma cosa può vuoler significare il costrutto meccanico? Quali segreti nasconde e può rivelare una volta attivato? Le risposte saranno strabilianti, intanto però Hugo deve nascondersi e fuggire in continuazione dal poliziotto ferroviario che lo cerca per portarlo in orfanatrofio. |
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Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Tratto da "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret" di Brian Selznick. Quando chi scrive ha letto che il grandissimo Martin Scorsese avrebbe diretto un film supportato dal 3D, la prima reazione fu davvero stupita, possibile che uno dei massimi registi contemporanei voglia usare uno strumento ottico che praticamente sta diventando solo una moda acchiappasoldi, e solo Wenders con Pina aveva saputo farne un uso autoriale e funzionale? Ebbene, una volta vista la sua ultima, nonchè bellissima, fatica, possiamo assolutamente consigliarvi (al contrario del solito) di evitare la visione 2D e spendere qualcosa di più per quella tridimensionale senza patemi ma piena soddisfazione. Scorsese è talmente bravo ed acuto da non esitare a impreziosire il romanzo fiume di Selznick (544 pagine) con una visione a livelli multistrato dei meandri della stazione di Parigi negli anni trenta, dove le ambientazioni e le riprese (compreso un piano sequenza iniziale a dir poco eccezionale) seguono pari passo l'evoluzione e la stratificazione umana sempre più accentuata del protagonista, un orfano di nome Hugo Cabret (Asa Butterfield de Il bambino con il pigiama a righe). Hugo ha perso il padre (interpretato da Jude Law) con cui condivideva la passione per i meccanismi ad orologeria per via di un misterioso incendio, da cui si è salvato però l'automa trovato abbandonato e non funzionante in un museo, costrutto meccanico che i due hanno cercato di riparare fino alla morte del genitore. Hugo finisce con lo zio alcoolizzato Claude (Ray Winstone) a lavorare agli orologi della stazione, mentre tutti i tentativi di ripararlo completamente finiscono falliti perchè comunque manca una chiave a cuore che permette di farlo funzionare. La chiave la possiede Isabelle (la promettentissima Chloe Moretz di Kick-Ass, questa ragazzina ha davvero grandi numeri) che conosce George (il grande Ben Kingsley, praticamente un sosia di Melies a cui il film è dedicato), il giocattolaio che ha sottratto a Hugo il taccuino usato come vademecum per le riparazioni del pupazzo meccanico, accusando il ragazzo, a ragione, di rubargli dei piccoli ingranaggi dai suoi articoli in vendita. Mentre l'integerrimo poliziotto ferroviario (un ottimo Sacha Baron Cohen, serissimo ma anche spassoso) cerca Hugo per punirlo dei suoi piccoli innocenti disturbi alla popolazione della stazione, il mistero dell'automa sta per essere svelato. Un autentico monumento d'amore infinito per il cinema e i suoi pionieri (in particolare uno, George Melies), non potremmo definire in altro modo questa opera del maestro Scorsese, tanto bravo a rifinire film duri e violenti (Gangs of New York per esempio) come di giocare poeticamente in questo. Melies è stato, poco dopo i Lumiere che l'hanno inventata, colui che ha contribuito a dare maggiori idee alla settima arte, lui che era illusionista ha creato il montaggio, la colorazione del film fotogramma per fotogramma, gli effetti speciali, la dissolvenza, e potremmo dilungarci, sapendo benissimo che in pratica girare Cabret voleva dire ringraziare una sorta di padre artistico. Scorsese ha giocato splendidamente con le metafore, come quella del treno che va verso gli spettatori (in 3D poi risalta di più il concetto di tratto di unione tra passato e presente tecnologico), primo film dei Lumiere che spaventò gli ingenui spettatori dell'epoca che pensavano la locomotiva potesse venirgli addosso, oppure quella delle lancette a cui Hugo si appende che riprende la scena famosissima di Preferisco l'ascensore con Harold Lloyd (presente anch'essa nel film). L'opera di Melies (un numero impressionante di lavori, che duravano da un minuto ai quaranta), dagli albori ai fasti, dal tramonto fino al rinnegamento, tanto che bruciò scenografie e vendette le pellicole in sua mano (la prima guerra mondiale aveva allontanato gli spettatori vogliosi di cose reali dal cinema fantasioso), viene presentata con un amore davvero unico, oltretutto inserendo il personaggio di Rouleau (un irriconoscibile Johnny Depp, qui anche produttore) si fa anche un lavoro attento e biografico di accurato rispetto per la cronaca storica, il tutto senza mai perdere gli occhi pieni di incanto che Hugo sgrana man mano che la vicenda si riempie e dona verità, mentre scorrono le immagini di Viaggio nella Luna (l'immagine del nostro satellite con il razzo nell'occhio che storce la bocca, ricordate?) ci riprendiamo quello che troppi decenni di cinema commerciale hanno rubato, l'incanto e la meraviglia per le cose semplici donate dai cuori industriosi e creativi, realizzatori entusiasti con pochi attrezzi e nessun artifizio computerizzato che lavorava per loro. Grandiose le scenografie di Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti, meravigliosi i costumi di Sandy Powell, cifra registica sbalorditiva ai soliti livelli, commozione non mielosa, intensità di racconto calibrata come i meccanismi di cui racconta il film, la stazione di Parigi è un vero incanto, se amate anche un minimo il cinema non entrare in sala a vederlo sarebbe un atto di tradimento. Presente nel cast anche Christopher Lee.
Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

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