| Titolo originale: | Hesher | ![]() |
| Nazione: | U.S.A. |
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| Anno: | 2010 |
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| Genere: | Drammatico | |
| Durata: | 100' |
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| Regia: | Spencer Susser | |
| Sceneggiatura: | Spencer Susser, David Michod | |
| Cast: | Joseph Gordon-Levitt, Natalie Portman, Rainn Wilson, Devin Brochu, Piper Laurie, John Carroll Lynch, Monica Staggs, Audrey Wasilewski, Lyle Kanouse, Paul Bates | |
| Produzione: | The Last Picture Company, CatchPlay, Corner Store Entertainment, Filmula | |
| Distribuzione: | Bolero Film | |
| Data di uscita: | 03 Febbraio 2012 |
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| Trama: | T.J ha perso la madre, Paul la moglie, padre e figlio non sanno darsi pace per la scomparsa, finendo in una sorta di limbo di disperazione senza scampo, il ragazzo salta la scuola e viene vessato da un bullo, il padre invece passa le sue giornate sul divano. Solo la nonna tenta di farli reagire, ma senza risultati. Questo finchè non arriva Hesher, un capellone tatuato, violento e senza controllo, che si installa nella loro casa e incomincia a combinare casini. Quello che poteva essere un peggioramento di condizioni già difficili invece da la scossa necessaria alla disastrata famiglia, e pur se bisogna lottare ulteriormente per riparare ai suoi danni almeno scorre di nuovo energia per quanto negativa. Ad aiutare T.J arriva anche la dolce Nicole, commessa di supermercato, che cerca di comprenderne i problemi e i traumi standogli accanto. | |
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
"Hesher è stato qui" (in originale semplicemente Hesher) è un film del 2010 diretto da Spencer Susser, vero factotum della pellicola, che raduna la (scorsa) premio Oscar Natalie Portman (per Il cigno nero) e un superlativo Joseph Gordon-Levitt (Inception), impegnato nella parte di Hesher, un folle e violento giovane dai comportamenti irresponsabili, dai capelli lunghissimi e i tatuaggi folli vistosi (un dito medio alzato sulla schiena e un uomo stilizzato sul petto che si spara, tra gli altri), che si insedia nella casa piena di dolore di Paul (Rainn Wilson de The Rocker - Il batterista nudo) e il piccolo T.J (Devin Brochu). I due hanno un terribile peso psicologico per la morte della adorata madre e moglie, avvenuta per un incidente stradale. Mentre T.J salta la scuola e si mette nei guai, Paul si è lasciato andare completamente, vivendo catatonico sul divano. Solo la dolce nonna (Piper Laurie) cerca di fare qualcosa ma senza risultato. Quando Hesher arriva porta una marea di problemi per i suoi folli gesti distruttivi, ma almeno dona un'energia negativa che li sveglia dal loro torpore vitale dandogli motivo di provare a reagire. Intanto si affaccia nelle loro vite la timidissima Nicole (la Portman in versione occhialuta) che cerca di comprendere e parlare con T.J, anche se pure lei ha in fondo bisogno di aiuto visto la sua vita di solitudine. Un film che poteva avere dei buoni risultati visto lo spunto, ma che in fondo diventa solo un lavoro scatologico esponenziando le follie di Hesher, arenandosi ben presto, non ha particolare cura in una sceneggiatura piatta e monotona, vive di momenti ben poco esaltanti ed ispirati. Se si riesce ad arrivare alla fine (dove comunque c'è finalmente qualcosa che vale veramente, è non è il predicozzo/paternale molto gratuito ma la scena all'aperto) è solo grazie alla strepitosa interpretazione off di Gordon-Levitt (mai visto a tali livelli) che fuma in continuazione, prende in giro tutti ed è una mina impazzita senza un vero ragionamento nel bene o nel male (tranne che nel finale), incendia auto, distrugge giardini, si arrampica su pali, picchia e minaccia portando T.J, che crede e spera in lui, all'esasperazione. La Portman è solo di simpatica presenza, è una particina di nessuna fatica per la sua luminosa carriera, voleva fare un nuovo personaggio per riempire il carnet e si è esposta minimamente solo per questo, occhioni da cerbiatta sperduti dietro le lenti e stop. In definitiva una pellicola con troppe carenze, troppo semplice e che allunga il brodo a dismisura, per fare un personaggio "oltre" di valida fattura non basta che compia nefandezze a profusione, se si da un senso logico alla violenza nella storia si racconta qualcosa, se è gratuita tanto per stupire non serve a nulla inscenarla.
Recensione di ANNALISA MACCHI
E' un diavolo Hesher? E' un angelo? Probabilmente tutte e due le entità che coniugano il sacro e il satanico, unite in un corpo unico, pieno di tatuaggi violenti più o meno simbolici (compreso quello dedicato al gruppo dei Misfits a cui il personaggio è dedicato), giunto dal nulla o da chissà dove per dimostrare a una famiglia finita in stato catatonico (soprattutto il padre mentre il figlio si aggira incerto e sperduto) come uscire dalla crisi apparentemente senza sbocco che li ha travolti, la morte di una moglie che era anche madre. Hesher arriva come se fosse mosso da un compito divino (e realizzato il suo dovere se ne andrà via nel nulla lasciando solo una eloquente scritta sul tetto), utilizza energia violenta ed eversiva per dare nuove speranze al nucleo in cui si è installato non invitato, fa il padrone in casa di altri e in mezzo alle nefandezze che combina sciorina buoni propositi e presenta stucchevoli situazioni (come i discorsi con la nonna). Spencer Susser innesca nella trama un meccanismo davvero perverso, fregando alla grande lo spettatore poco smaliziato che pensa di trovare chissà quali significati sotto la superficie, fa reggere a un Gordon-Levitt in forma incandescente il brodino caldo che è la trama, agendo come il maestro Miyagi di Karate Kid dice a Hesher di mettere la cera (calda, cioè le numerose ripetute attestazioni di violenza, il concetto era chiaro da subito esporlo ad oltranza non serviva) per poi pulirla con qualche pistolotto banale (quello finale è tragicomico parlando di se stesso rimasto con un solo testicolo) e frasette ad effetto ("Il killer delle nonne", vorremmo sapere questa atroce banalità come gli è venuta in mente o se è frutto del distorto doppiaggio italiano). Ci si ritrova in mano un meccanismo di questo tipo:teniamo viva l'attenzione dello spettatore incendiando giardini e automobili per poi dire che questo era solo un modo per dire che serviva a scuotere le persone, distruggi piuttosto che non fare nulla, un messaggio davvero distorto, tutt'altro che polemico, solamente furbetto e soprattutto molto ma molto pericoloso se esposto in questa maniera. Quando il povero T.J. cercava solo delle certezze e una sorta di guida deve ingoiare il rospo amaro del fatto che l'unica vera reazione da adottare è quella di imbracciare metaforicamente il fucile (nel film un paio di forbici) e premere il grilletto. Emblematico anche il discorso molto virtuoso del'orgia che viene fatto al timidissimo e complessato personaggio della Portman di cui si innamora T.J., che non cerca una figura che sostituisca la madre come si potrebbe pensare ma una tenera conquista amorosa, la sua fissazione per l'auto della tragedia rimane sempre dimostrando come le cose siano distinte, Hesher le parla volgarmente per incuriosirla dei piaceri del sesso per poi poter finire nelle lenzuola con lei, scatenando un T.J. geloso, un esempio diretto di come il regista metaforizzi le sue intenzioni, oltrepassare per stupire dando la moralina che conforta, in fondo "era solo violenza a fin di bene". Possiamo accettare che i film siano brutti, che non abbiano mordente ma assolutamente non che vogliano prendere letteralmente per i fondelli chi paga e guarda. L'onestà cinematografica è tutto, non fatevi fregare da questo sordido giano bifronte che ride di voi.
Altri giudizi della redazione:
Alberto Di Felice:

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