Tre uomini e una pecora - Un matrimonio da incubo

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Titolo originale: A Few Best Men
Tre uomini e una pecora / Locandina
Nazione: Gran Bretagna, Australia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 97'
Regia: Stephan Elliott
Sceneggiatura: Dean Craig
Cast: Rebel Wilson, Xavier Samuel, Olivia Newton-John, Kris Marshall, Kevin Bishop, Elizabeth Debicki, Laura Brent, Tin Draxl
Produzione: Quickfire Films
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 10 Febbraio 2012
Trama: David, ragazzo inglese, e Mia, bella ereditiera australiana, si incontrano su una spiaggia da sogno, si innamorano perdutamente e decidono di sposarsi. Il ragazzo radunerà i suoi amici a Londra, tre bislacchi compagni di zingarate che però sono la sua famiglia dato che lui è orfano, poi tornerà da lei dopo tre mesi solo per il grande evento. Purtroppo però gli amici decidono di esagerare con l'alcool all'addio al celibato, e di andare a trovare dell'erba da un pericoloso spacciatore. Oltre ai vari guai che combinano con il loro scellerato comportamento, anche la pecora Ramsey ad essere oggetto dei loro lazzi. Il matrimonio rischia davvero di essere mandato in crisi.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

a-few-best-men-1Il titolo originale di questa commedia spudorata e caciarona made in Gran Bretagna e Australia è "A Few Best Men" (Alcuni grandi uomini), che gioca con "A Few Good Men", che in Italia divenne Codice d'onore. Ora la traduzione scimmiotta 3 scapoli e un bebè, 3 uomini e una culla, 3 uomini e una gamba, tra l'altro sbagliando completamente perchè gli uomini alle prese con la pecora sono uno di più, cioè i quattro amici David (Xavier Samuel), Tom (Kris Marshall), Graham (Kevin Bishop) e infine Luke (Tim Draxl). Dopo l'inizio alla Grease (d'altronde la presenza di Olivia Newton John, mamma Barbara nel film, pretendeva qualche preciso rimando) scopriamo che David vuole smetterla con le folli zingarate tra amici e mettere la testa a posto, sposerà la bella Mia (Laura Brent) conosciuta su una splendida spiaggia solo tre mesi prima. Tornato a Londra dagli amici li avvisa della cosa, il gruppo si sposterà per fare da testimoni di nozze e per vivere un addio al celibato davvero indimenticabile, in tutti i sensi. Il regista di questo film Stephan Elliott è lo stesso di "Priscilla regina del deserto", che utilizza in mezzo al solito canovaccio di cose stile Bachelor party (indimenticabile capostipite di genere del 1984 con un giovanissimo Tom Hanks) la presenza della pecora Ramsey (nel film di Neal Israel c'era un asino) che per l'occasione finisce bardata con mutandine e reggiseno da donna oltre che truccata con del rossetto. E così abbiamo una sequela di riprese di ben poca fantasia, tutte parametrabili al film citato prima magari con modalità leggermente diverse, l'arrivo della cocaina, la rabbia dello spacciatore contro quella del gestore di prostitute, la madre che finisce per andare fuori di testa e la povera pecora del titolo che ne subisce davvero di ogni colore e genere (anche legata e calata dalla finestra con delle lenzuola, stessa scena con il rivale di Hanks nel film ispiratore) e c'è pure il conflitto di classe con David che deve vedersela con il suocero che non lo accetta decisamente di buon grado ed è molto più interessato al destino politico della figlia che al suo matrimonio. Rispetto al solito il plusvalore di questo film è dato dalla presenza di scenari naturali mozzafiato e dalla villa gigantesca di una bellezza infinita, che fanno da ovvio riscontro alla capanna dello spacciatore tetra e sporca, davvero troppo poco per dire che la pellicola possa avere qualche sorpresa e uscire dal prevedibile, con delle scene schifosette e il trio di amici dello sposo che è composto dalla solita umanità (il disperato per amore, il folle senza freno e l'indeciso perenne con fobie e insofferenze alimentari). La Newton John, davvero splendida nella sua maturità anche se sono evidenti i lavori della chirurgia estetica, è il personaggio che straripa di più ribellandosi al marito opprimente e pieno di regole per accontentare la classe politica nella quale vuole emergere, mentre alla fine tutti gli altri vivono il copione in attesa solo della chiusura (se volete dopo i credits c'è anche una scenetta finale in cui scopriamo il destino della palla artistica di siepi). Un film da vivere a cervello zero per una serata di totale disimpegno, che però non si distingue minimamente, riprende in continuazione un vecchio classico che gli autori sperano dimenticato dal pubblico, comunque qualche risata la strappa, ancora una volta presentando nudi maschili e non femminili, le sexy commedie trash stanno diventando gay-trash a tutti i livelli.

Giudizio: 1,5


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