In Time

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Titolo originale: id.
In Time / Locandina
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Fantascienza, Thriller
Durata: 104'
Regia: Andrew Niccol
Sceneggiatura: Andrew Niccol
Cast: Olivia Wilde, Amanda Seyfried, Alex Pettyfer, Justin Timberlake, Johnny Galecki, Matt Bomer, Cillian Murphy, Elena Satine
Produzione: New Regency Pictures, Strike Entertainment
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 17 Febbraio 2012
Trama: Siamo in un futuro imminente, dove il tempo è denaro ad ogni livello, dato che tutto si vende e si compra grazie ad un orologio decrescente sul braccio che segna le porzioni temporali disponibili ad ogni persona. Piccolo particolare, la degenerazione fisica si ferma a venticinque anni, per cui anche gli anziani hanno l'aspetto giovane e piacente della gioventù, ma se il credito sul braccio si azzera la persona diventa cadavere. Will Salas vive poveramente in uno dei ghetti della zona, dove ogni persona ha davvero poco tempo per sopravvivere. Dopo che la madre muore per azzeramento temporale, Will, che ha incontrato precedentemente una persona stanca di vivere che gli ha regalato più di un secolo di crediti, decide di fargliela pagare ai potenti che governano il sistema in maniera tanto opportunista quanto crudele. Incontrerà la bella e ricchissima Sylvia Weis, figlia di un magnate del tempo, avventurandosi in un'impresa tanto nobile quanto irta di pericoli.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

In Time / 1Qualcuno particolarmente cinefilo tra di voi ricorderà il bel film del 1976 intitolato La fuga di Logan, in cui si viveva in un futuro in cui ogni persona aveva un orologio biologico sul palmo della mano tarato sui trent'anni, quanto si arrivava al fatidico momento si doveva o fuggire inseguiti da degli apposti guardiani o morire in una sorta di farsa politica chiamata "carosello del rinnovamento" che non lasciava scampo.
Ora il capace sceneggiatore e regista Andrew Niccol (a lui si deve l'idea di The Truman show e ha diretto quel piccolo gioiello che è Gattaca) prende questa idea, la trasporta nell'ambito della terribile crisi economica che stiamo vivendo e trasforma letteralmente il tempo in moneta, dove chi non ha più nulla sul conto (un orologio verde luminoso al braccio) muore. Altra cosa, tutti, anche chi ha un secolo di vita reale, hanno l'aspetto fisico di venticinquenni, decade solo il cervello che comunque continua a registrare eventi vivendo, non il corpo. E così che Justin Timberlake/Will Salas (sempre più bravo) ha per madre Olivia Wilde (sempre più bella, surreale davvero sentirla chiamare da lui mamma), è un povero del ghetto temporale, con l'orologio quasi sempre a zero. Di fatto in questa società lavorando guadagni del tempo che poi spendi per la spesa o qualunque cosa, però chi governa il sistema ha deciso che per evitare la sovrappopolazione la vita diventerà sempre più cara, trasformando i ricchi in immortali e i poveri in "dead man walking". Will una sera incontra un uomo che stanco di vivere gli regala una fortuna temporale, gli rivela il bieco sistema economico, portando all'esasperazione Will che dopo la morte della madre decide di fargliela pagare ai ricchi delle zone alte, incontrando la figlia del magnate Weis, Sylvia (una strepitosa Amanda Seyfried, la ragazzina di Mamma mia! ne ha fatta di strada). I due si alleano per porre fine alla tirannia, osteggiati da un tenace quanto miope di vedute e asservito al potere poliziotto/guardiano del tempo (Cillian Murphy). Con anche cenni a Metropolis (le zone e il grigio lavoro) e le similitudini con Bonnie e Clyde novelli Robin Hood, questo film di un esperto della fantascienza come Niccol diventa diventa un action (c'è anche il canonico inseguimento in auto) di ragguardevole spessore, pieno di significati/confronti con la realtà contemporanea che non stanca, interessa e mette in ansia nella giusta maniera, sorretto anche da sfarzose scenografie di ville strepitose, abiti incredibili indossati con leggerezza dalle belle donne (tutte ovviamente sono giovani e piacenti, anche le suocere) e quella sorta di compenetrazione e solidarietà da parte nostra che viviamo ogni giorno sulla pelle (senza marchio ma uguale sofferenza) la crisi economica, abbracciamo idealmente il protagonista in fuga perenne (dove i ricchi sono fermi tanto hanno tutto il tempo che vogliono, i poveri devono muoversi sempre per non perderlo e guadagnarlo). Il meccanismo inscenato è un perfetto intrattenimento intelligente senza particolari sbavature, non certo originalissimo perché soffre di varie derivazioni che si possono riconoscere anche oltre alla fuga di Logan (abbiamo anche il caritatevole che regala il tempo che sembra uno dei preti dei film sui ghetti) ma che comunque ci sentiamo di consigliare in assoluta tranquillità, quando si esce dalla sala si ha un senso di disagio che indica che il film ha comunque colpito la nostra sensibilità, peccato per quel finale ridondante con le armi in pugno che decisamente non ha un vero sentore di essere, pacchiano e incollato lì.

Giudizio: 2,5


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2


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