The Young Victoria

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Titolo originale: id. The Young Victoria / Locandina
Nazione: Regno Unito, Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Biografico, Drammatico, Storico, Romantico
Durata: 105'
Regia: Jean-Marc Vallée
Sceneggiatura: Julian Fellowes
Cast: Emily Blunt, Rupert Friend, Paul Bettany, Miranda Richardson, Jim Broadbent, Thomas Kretschmann, Mark Strong, Jesper Christensen, Harriet Walter, Jeanette Hain, Julian Glover, Michael Maloney, Michiel Huisman, Genevieve O'Reilly, Rachael Stirling
Produzione: GK Films
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 17 Marzo 2010 (DVD)
Trama: Inghilterra, 1837. Prigioniera della propria posizione di diretta erede al trono, l'adolescente Victoria subisce le pressioni della madre e del di lei marito Sir John Conroy per cedere la reggenza del regno quando Guglielmo IV sarà morto. Morto il re, Victoria dovrà giostrarsi tra le duplici attenzioni dell'astuto Lord Melbourne e del cugino Albert di Sassonia-Coburgo-Gotha.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

The Young VictoriaDopo il C.R.A.Z.Y. che l'ha buttato sul palcoscenico internazionale, il québécois Jean-Marc Vallée viene assoldato da Martin Scorsese e Graham King per portare in scena i primi anni di regno della regina Victoria, assoluta detentrice del titolo di regnante più duratura della storia britannica—l'attuale Elisabetta la batte solo per longevità e, ovviamente, miglia aeree percorse. Quel che ne esce fuori è un prodotto che si è guadagnato le rituali nomination tecniche agli Oscar (vincendo per i costumi, ché i magniloquenti abiti d'epoca sono sempre apprezzati) ma si spiega poco in relazione al lavoro precedente—che forse, dato che era sopravvalutato, contribuirà a ridimensionare—oltre ad essere arenato già di suo. Da noi è arrivato solo in dvd.
Scritto da Julian Fellowes (l'altmaniano Gosford Park, ma anche all'opposto qualitativo il Due fratelli di Jean-Jacques Annaud), è un dramma biografico che narra le macchinazioni (parte delle quali consiste in Leopoldo del Belgio [Thomas Kretschmann] che se ne sta nei suoi giardini reali in divisa) che hanno portato e provato soffocantemente a gestire Victoria (Emily Blunt) al potere; allo stesso tempo, molto del film viene dedicato alla relazione col futuro marito principe Albert (Rupert Friend, anche nello Chéri di Frears), facendo pendere la bilancia più verso questo secondo versante nella parte della pellicola susseguente al matrimonio, nella quale sparisce la quasi totalità dei secondari (eppur ci sarebbero personcine interessanti come Paul Bettany e soprattutto un assertivo Mark Strong). In relazione al personaggio di Albert si inserisce persino un suo salvataggio della regina da un attentato, storicamente falso, di modo da rinforzare la componente drammatico-amorosa che fa sì che il film si concluda esclusivamente promettendoci la continuazione dell'amore fedele fra i due, fino a che morte non li separi dopo vent'anni di matrimonio. Dopo un primo atto sferzante e sostenuto, il film comincia a perdere la bussola.
Ciò implica che di politica e storia si parla giusto per quel che concerne una sommaria spiegazione degli intrecci originari. Dell'operato e della vita regale di Victoria non si dice nulla, neppure nell'unico aspetto che si tenta di inserire già dal corteggiamento di Albert, ossia la sua opera riformatrice in campo sociale; il che sarebbe anche ovvio, essendo il tutto ancora da venire, ma quel che si accenna rimane per l'appunto esclusivamente un accenno, senza lasciare nessuna traccia. Ma quel che è peggio è che si dice poco e male anche sull'amore in questione: guai, ad esempio, a trovare uno straccio di sensualità, magari immatura a causa della relativamente giovane età dei due—se volevano introdurre così l'idea di «moralità vittoriana», abbiamo una scusa. La sceneggiatura di Fellowes rimane insomma nel guado: par cominciare qualcosa, poi gira da un'altra parte e lascia quest'ultima interrompersi, dopo aver creato un apice drammatico fittizio che mal risolve i conflitti che erano in corso di definizione, fra la regina ed un marito che stava prendendosi un po' troppa libertà gestionale.
Vallée si adatta onorevolmente al compito, se non per il fatto che non è facile capire se o perché se ne senta interessato. (Intuibilmente, dovrebbe interessargli il discorso di genere, se solo ce ne fosse uno.) Il cast tecnico è d'altronde perfettamente all'altezza, segnalando in particolar modo la fotografia del tedesco Hagen Bogdanski (Le vite degli altri) per l'uso della luce negli ombrati interni. Ma alla lunga predomina la piattezza, e si ha l'impressione che l'unica cosa degna di esser ricordata sia—come spesso succede quando c'è lui—la sequenza del compleanno di re Guglielmo con quel pazzo di Jim Broadbent.

Giudizio: 1.5


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