Case 39

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Titolo originale: id. Case 39 / Locandina originale
Nazione: Stati Uniti, Canada
Anno: 2009
Genere: Giallo, Horror, Thriller
Durata: 109'
Regia: Christian Alvart
Sceneggiatura: Ray Wright
Cast: Renée Zellweger, Jodelle Ferland, Ian McShane, Bradley Cooper, Callum Keith Rennie, Adrian Lester, Kerry O'Malley, Cynthia Stevenson, Alexander Conti, Philip Cabrita, Vanesa Tomasino, Mary Black, Domenico D'Ambrosio, Benita Ha, John Carroll
Produzione: Misher Films, Anonymous Content, Case 39 Productions, Paramount Vantage
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 3 Agosto 2010 (DVD)
Trama: Ad Emily Jenkins, assistente sociale minorile oberata dal lavoro, viene assegnato un ultimo caso, il trentanovesimo cui lavora al momento, quello della piccola Lilith Sullivan, che i vicini credono possa subire degli abusi da parte dei genitori. Il caso, dopo le prime difficoltà, si rivela essere reale, e per puro miracolo Emily riesce a salvare la piccola che stava addirittura per essere uccisa nel forno della cucina di casa. Emily prende talmente a cuore la bambina da convincersi a chiederne l'affidamento. Ma Lilith, scoprirà, nasconde qualcosa.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Case 39Essere una donna single, indipendente e liberal non è certo una passeggiata, anzi è sconsigliabile e maligno. Con una rozzezza rara da trovare, il regista Christian Alvart (poche settimane fa usciva il suo Pandorum, anch'esso alimentare) e lo sceneggiatore Ray Wright (l'importuno remake Pulse; se l'è cavata meglio con quello de La città verrà distrutta all'alba) mettono in piedi una competente baracconata horror retta su un conservatorismo dai caratteri truci: si tirano fuori demonio e fucili a canne mozze per ribadire la necessità della superstizione, della povertà e delle nette categorie morali di Bene e Male—ergo, la necessità di ordine e repressione. Per far ciò non c'è protagonista migliore di un'assistente sociale progressista cui far rimpiangere le proprie assurde opinioni politiche e sociali.
Invero Emily Jenkins (Renée Zellweger, dedicatasi nel 2009 a vari film da cassetta) è progressista solo quando si tratta di proteggere i bambini con cui ha a che fare per lavoro; per il resto, si guarda dal ricorrer troppo alla futile psicologia (il suo unico spasimante è appunto uno psicologo, interpretato da Bradley Cooper, dipinto come poco più che un fallito ridicolizzato persino da una bambina) per far invece ricorso lei stessa alle succitate categorie morali  di Bene e Male (incarnate dall'arcigno detective Barron, il sempre voluttuoso Ian McShane, che per garantista/realista che possa essere piega sempre volentieri le regole quando sa di servire il Giusto). Ma Emily rappresenta appunto per questo le contraddizioni di una confessione politica e personale che, se si dedica allo «sviluppo della parte buona dell'umanità» (in questo caso, la difesa dei bambini), d'altro canto nasconde i suoi segreti nell'armadio. E dove altro possono risiedere, questi segreti, se non sepolti nell'infanzia?
La scettica Emily passa dunque dal voler rinchiusi per sempre i coniugi bifolchi Sullivan (Callum Keith Rennie e Kerry O'Malley), famiglia barricatasi nella propria camera da letto coi crocefissi (ultimo appiglio contro quello che in effetti si rivelerà essere il Demonio) in bella mostra, all'abbracciare il Verbo rivelatosi affidabile mentre prova a difendersi in tutti i modi dal seme del male Lilith (la quindicenne Jodelle Ferland, già vista in vari film consimili nonché in Tideland di Gilliam). C'è anche un bel discorsetto fatto al fedele amico, e servitore solo leggermente reticente, Barron, che Emily va a trovare nientemeno che uscito da messa per ricordargli che le parole stanno a zero: se crede a Dio in chiesa, deve credere anche a lei che ha trovato Lucifero reincarnato fuori. E Barron, che sul momento le dà della pazza, non appena ascolta una telefonata con voci strane subito le dà retta ed afferra il suddetto fucile a canne mozze; peccato, visto come finirà, non lo sappia usare poi troppo bene.
C'è poi il necessario legame con l'infanzia della stessa Emily, i cui problemi scopriamo derivare dal trauma di non aver avuto …un'infanzia normale: la madre, come lei adesso, non voleva essere madre. La punizione per queste donne che proprio non ne vogliono sapere di inchinarsi al proprio dovere di mamme credenti e servitrici in casa è dietro l'angolo, ed il lieto fine di salvezza è solo il campanello d'allarme che puntualmente ricorda allo spettatore (alla spettatrice): attenzione, se non ti dai una regolata, questa potresti essere tu. Per fortuna, si spera, nessuno è talmente scemo da prestare orecchio a simili fandonie.

Giudizio: 1.5


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