9

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Titolo originale: id. 9 / Locandina originale
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Avventura, Animazione, Fantascienza, Fantastico, Giallo, Thriller
Durata: 79'
Regia: Shane Acker
Sceneggiatura: Pamela Pettler
Voci originali: Elijah Wood, Jennifer Connelly, Crispin Glover, Martin Landau, Christopher Plummer, John C. Reilly, Tom Kane, Helen Wilson, Fred Tatasciore, Alan Oppenheimer
Produzione: Focus Features, Relativity Media, Starz Animation, Tim Burton Productions
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 4 Agosto 2010 (DVD)
Trama: In un mondo distrutto dalla devastazione letale delle macchine e della tecnologia, 9 è uno dei pochi esseri «viventi» rimasti: cucito ed assemblato a mano da un misterioso scienziato ormai defunto, viene risvegliato ed incontra i suoi altri otto compagni, di pezza e rottami come lui. Alcuni fra loro sono stati rapiti, e forse uccisi, da un enorme mostro rintanato lontano. Quando viene rapito 2, 9 decide di passare all'azione ed andarlo a riprendere.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

9Dopo vari slittamenti, è triste la fine riservata nel nostro paese a questo bellissimo film dell'ora trentanovenne Shane Acker, il cui corto dello stesso titolo (2005), sua tesi di laurea all'UCLA, veniva amato e preso in custodia da Tim Burton e dalla Focus Features, che hanno contribuito a finanziarne questa versione estesa—in realtà, al contrario di quanto ritenuto da molti, un'approfondita articolazione/riscrittura—arrivata lo scorso mese di agosto solo sugli scaffali del nostro home video. Come in fondo è triste (nel senso buono: nel profondo) il film stesso, una caratteristica che purtroppo credo abbia portato taluni a ritenerlo una delusione; ancor più in tempi nei quali la Pixar ha monopolizzato—con a resistere, per pochi fortunati, solo l'animazione giapponese—l'immaginario di ciò che dovrebbe apparire a un tempo come avventuroso e «poetico».
Verranno infatti subito in mente recenti exploit della casa di Emeryville come WALL·E di Andrew Stanton ed Up di Pete Docter e Bob Peterson, cui si può aggiungere anche il nostalgico terzo capitolo di Toy Story appena uscito. Ciò che fra le altre cose li accomuna è appunto una nostalgia di fondo, un appiglio malinconico ai temi dell'umanità e della socialità perdute: esseri inanimati (perché robot o giocattoli, o anziani che dovrebbero essere decrepiti) dimostrano una vitalità in netto contrasto con un mondo inerme e spersonalizzato, nel quale l'avventura-salvataggio è ultima difesa e speranza di salvezza collettiva. 9 mantiene gran parte di questi temi, ma lo fa con uno scetticismo estetico-filosofico assai più pronunciato, un atteggiamento più involuto e meno pronto ad aprirsi al «poetico».
Piuttosto, Acker e la sceneggiatrice del lungometraggio Pamela Pettler (già co-sceneggiatrice de La sposa cadavere) si ispirano alle atmosfere più soffocate e goticamente onnivore di un Terry Gilliam o della coppia Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro (vedasi soprattutto il loro La città perduta), ricordando anche molto il nocciolo filosofico di quell'animazione che negli anni '80 veniva realizzata dall'ex-disegnatore Disney affrancato Don Bluth (preziosissimi e purtroppo ormai quasi dimenticati sono i suoi Brisby e il segreto di Nimh, Fievel sbarca in America ed Alla ricerca della valle incantata). Il risultato è un sottostante senso di disfacimento crepuscolare, in un panorama distopico tipico della fantascienza, nel quale l'avventura più che una fiera tensione alla salvezza (come nei Pixar) rappresenta un puro istinto di sopravvivenza in un mondo ostile.
Protagoniste sono le nove parti d'anima di un vecchio scienziato, al quale il potere politico ed economico ha succhiato via invenzioni e dignità, consegnate a delle bambole di pezza e poco altro, unici bagliori di vita umana rimasti all'orizzonte. Con questo sfondo di desolazione, dal quale non si uscirà neppure con un finale tanto rasserenato quanto chiuso nel suo mondo (la nostra umanità è andata e noi umani non la riconquisteremo: saranno, al massimo, solo dei pupazzi a rimanere in piedi), la sceneggiatura non sviluppa altro che la corsa forsennata di 9 e dei pochi valorosi altri, senza epocali obiettivi se non quello modesto di salvarsi a vicenda e ritrovare un minimo di sicurezza per sé; per questo, Acker si avventura fra i rottami con poche voglie animiste, ma con una sporcizia ed un'operosità quasi senza sosta (cosa che ha portato molti, forse troppo abituati alle console, ad affrettati paragoni con il mondo dei videogiochi).
L'assenza di dialoghi del corto originale si tramuta in discorsi impauriti e senza un centro nevralgico (ricordando anche il recente Spike Jonze di Nel paese delle creature selvagge), nei quali si alternano spinte centrifughe e tribali paure di estinzione (tramandate da 1, doppiato in originale da Christopher Plummer, che impedisce ai suoi di uscire dal loro nascondiglio). L'umano e l'inanimato si congiungono; e, rimanendo il primo oramai solo nel secondo, ogni facile ottimismo per noi è reso arduo, la fiducia in sé meno solida. Se i bambini adorano i Pixar e rimangono sempre al sicuro guardandoli, sarà un bene vedano anche 9: non è mai troppo presto per cominciare ad avere un po' di sana paura di ciò che si potrebbe essere, o forse si è già.

Giudizio: 3.5


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