Traitor

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Titolo originale: id. Traitor / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Poliziesco, Thriller
Durata: 114'
Regia: Jeffrey Nachmanoff
Sceneggiatura: Jeffrey Nachmanoff
Cast: Don Cheadle, Guy Pearce, Saïd Taghmaoui, Neal McDonough, Alyy Khan, Archie Panjabi, Raad Rawi, Hassam Ghancy, Mozhan Marno, Jeff Daniels, Lorena Gale, Scali Delpeyrat, Medhi Ortelsberg, Aizoun Abdelkader
Produzione: Overture Films, Mandeville Films, Hyde Park Entertainment, Crescendo
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 5 Agosto 2010 (DVD)
Trama: Samir Horn da bambino ha visto il padre morire in un attentato in Sudan. Cittadino americano e musulmano, viene arrestato nello Yemen sospettato di rifornire i terroristi di esplosivi. In carcere fa conoscenza con Omar, che dopo l'evasione lo introduce nel suo giro per pianificare una serie di attentati su autobus disseminati nel cuore degli Stati Uniti. A dargli la caccia ci sono gli agenti dell'F.B.I. Roy Clayton e Max Archer. Ma forse Samir non è chi tutti, tranne l'agente della CIA Carter, pensano essere.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

TraitorScritto e diretto da Jeffrey Nachmanoff (co-sceneggiatore dell'emmerichiano The Day After Tomorrow, seconda regia dopo Hollywood Palms del 2001, del quale nessuno ha sentito parlare, figuriamoci visto) da un soggetto di Steve Martin, Traitor è un blandamente sibillino gioco sul terrorismo post-11 settembre. Insicurezze morali e diverse strategie d'azione si affrontano per dirci quanto il terrorismo sia pericoloso, nonché quanto e come gli USA stiano agendo per contrastarlo. Peccato che il film, che usciva in America poco più di due anni fa, arrivi da ultimo in un processo di sfruttamento del tema che ormai dovrebbe aver raggiunto la maturità; per di più tale maturità non è di per sé giunta a dirci molto, dato che in produzioni del genere si pongono di partenza le domande sbagliate.
Il protagonista è una figura ambivalente, che impersona assieme l'islamico sradicato/infiltrato e l'americano dai sani valori. Di fatto, il sudanese-americano Samir (un come sempre dedicato Don Cheadle) ha una visione della religione che si adatta perfettamente all'etica pubblica statunitense, se non per il fatto che all'inizio e per buona parte il film ci fa credere sia un affarista convertito d'un tratto all'Islam fondamentalista. È quindi del tutto normale che, fra i secondari della parte americana, la sceneggiatura lo metta prima sotto la copertura dell'agente Carter della CIA (Jeff Daniels), macchinatore poco colto da dubbi amletici (questa è una guerra, le persone muoiono, e noi stiamo dalla parte dei Buoni), per poi affidarlo alla collaborazione dell'ultimo minuto con Roy Clayton dell'F.B.I. (Guy Pearce), figlio di pastore battista, dai solidi principi di tolleranza e polizia politicamente corretta.
Nachmanoff dosa attentamente le varie componenti su carta, inventandosi il necessario insieme di personaggi significativi: abbiamo l'islamico fondamentalista di alta estrazione che ha studiato in collegi svizzeri e adora gli scacchi (Saïd Taghmaoui), i grandi e spietati capi che antepongono convenienza ad insegnamento coranico (Alyy Khan e Raad Rawi), il giovanissimo convertito alla causa (Mehdi Ortelsberg) che farà una brutta fine. La sua regia usa con misura i metodi del thriller para-televisivo, con salti di location e linee narrative che si incastrano procedendo parallele. C'è competenza dovunque, insomma, senonché il materiale è talmente corretto da raccontare semplicemente una bella storiella nella quale, impugnata la pistola alla fine dei giochi, Samir può dire che i terroristi hanno «tradito l'Islam».
Qualcosa di buono, se proprio si vuole, per la puntata di un qualche telefilm statunitense o canadese che tenta di capitalizzare con un po' di concitazione sull'argomento nel momento topico. E forse, in questi limiti, poteva catturare almeno per la sua durata, due anni fa. Siamo in ogni caso in acque più calme rispetto a produzioni simili quali il Rendition del sudafricano Gavin Hood, con i suoi giochetti misticheggianti e cerchiobottisti dal respiro assai corto. Il problema, quando va bene, è però sempre che si parte dalle solite domande comode, apparentemente importanti, ma che poco hanno a che fare con i reali problemi del terrorismo e della risposta USA: tutto è abbellito per star dentro ai predefiniti parametri di un pubblico medio ed anch'esso corretto, arrovellandosi su minuzie di poco conto, col risultato che nessuno nel film o fuori trae giovamento ultimo dai 114 minuti.

Giudizio: 1.5


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