| Titolo originale: | Survival of the Dead | ![]() |
| Nazione: | Stati Uniti, Canada |
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| Anno: | 2009 |
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| Genere: | Horror |
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| Durata: | 90' |
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| Regia: | George A. Romero |
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| Sceneggiatura: | George A. Romero |
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| Cast: | Alan Van Sprang, Kenneth Welsh, Kathleen Munroe, Devon Bostick, Richard Fitzpatrick, Athena Karkanis, Stefano Di Matteo, Joris Jarsky, Eric Woolfe, Julian Richings, Wayne Robson, Josh Peace, Hardee T. Lineham, Dru Viergever, Shawn Roberts |
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| Produzione: | Blank of the Dead Productions, Devonshire Productions, New Romero, Sudden Storm Productions |
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| Distribuzione: | Minerva Video |
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| Data di uscita: | 21 Luglio 2010 (DVD) |
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| Trama: | Mentre l'epidemia degli zombie impazza, il vecchio Kenneth Welsh viene bandito dalla piccola isola di Plum, al largo delle coste del Delaware, dal suo storico avversario Seamus Muldoon, che contro la sua volontà è intenzionato a risparmiare i morti viventi nella convinzione che siano ancora senzienti e nella speranza che possano imparare a mangiare carne animale anziché umana. Intanto, spinti da un annuncio su internet dell'uomo, il sergente Crocket e i suoi arrivano da Welsh e con lui si dirigono su un traghetto verso l'isola. | |
Recensione di ALBERTO DI FELICE
Devo ammettere di essere molto perplesso. Persone che stimo hanno trovato un entusiasmante capolavoro Diary of the Dead, un film che a mio avviso, con le sue pretese metatestuali sbandierate a gran voce, arrivava semplicemente fuori tempo massimo e su un terreno con troppa concorrenza; quelle stesse persone, a partire dalla presentazione al Festival di Venezia 2009, hanno avuto parole anche poco gentili su questo Survival of the Dead, un Romero che avrebbe perso la bussola, non sarebbe più in grado di sviluppare decentemente un'idea e quel che è peggio non farebbe più paura risultando la parodia di sé stesso. La cosa più ovvia che si potrebbe rispondere a quest'ultima sconvolgente reprimenda è anche scontata, per chiunque abbia occhi per vedere e cervello per intendere: Survival of the Dead è palesemente un film che non ha intenzione di far paura. È a malapena un horror. Al contrario, è un film che, in maniera opposta al precedente, ha solo una gran voglia di dileggiarsi—più che «divertire».Gli zombie qui vivono di stenti, avanzano di malavoglia e non sembrano neanche avere molta fame. Se da vivo eri un postino, per fare un esempio, adesso sei un morto legato al palo della cassetta della posta e vai incessantemente avanti ed indietro con le tue missive; se eri un bambino, da zombie ti legano nel tuo lettino e tu continui a far su e giù con la manina tenendo in pugno i tuoi vecchi giocattoli. Se anche fossi libero da catene, ti trascineresti verso la preda potendola al massimo supplicare di lasciarsi acciuffare, tanto le sarebbe facile sfuggirti. (Corri solo se sei a cavallo, per dirla tutta.) Quindi a chi vuoi far paura? A nessuno, appunto. Anche gli umani non fanno paura a nessuno: mentre l'epidemia dilaga e nulla ha più valore legale o supporto tecnico, se ne stanno ancora a pensare ai soldi e a postar video su YouTube. Roba francamente ridicola. Chi è questa gente? Scapestrati: una milizia passata dal «proteggere e servire» al puro bracconaggio e una comunità isolana divisa in due vecchie fazioni-clan rette dalle superbe filosofie politiche dei rispettivi patriarchi.
Visto che gli zombie sono svogliati e gli umani particolarmente grinzosi, i secondi si divertono in tutta calma e senza mai essere in vero pericolo a far fuori i primi nei modi più inventivi, alcuni dei quali coinvolgono effetti speciali evidenti e un po' pacchiani che poco sono piaciuti a chi voleva un film «serio» ed «artigianale». Per essere davvero in pericolo, l'umano deve avvicinarsi volontariamente e come uno scemo allo zombie, ad esempio una sorella gemella che sembra averti riconosciuto: è solo allora che lo zombie ti prende e ti dà un morso. Se nessuno fa paura a nessuno e gli umani ammazzano gli zombie come palloncini, rimane pur sempre il fatto che le ragioni per le quali gli umani pensano ai soldi, postano su YouTube o rivaleggiando in filosofie politiche stanno inevitabilmente portandoli all'annullamento reciproco, giacché nessuno ricorda perché la storia è iniziata.
I soldati guidati dal sergente Crocket (Alan Van Sprang), che all'inizio sembrava dovessero spaccare il culo a tutti (la donna fra loro, interpretata da Athena Karkanis, è chiamata col nomignolo Tomboy [«maschiaccio»] ed è una incorruttibile lesbica), si fanno tentare da un vecchio lupo di mare, l'irlandese vecchio stampo Patrick O'Flynn (Kenneth Welsh), che li porta sull'isola di Plum, dove vengono ingabbiati da una vecchia contesa fra lui ed il rivale Seamus Muldoon (Richard Fitzpatrick). O'Flynn, che scopriremo avere le due figlie gemelle di cui sopra (Kathleen Munroe), una zombie a cavallo e l'altra viva e in contrasto col padre, pensa che degli zombie ci si dovrebbe sbarazzare; Muldoon, grande proprietario terriero che se potesse organizzerebbe festini finanziati da imprenditori della sanità pugliese, crede che dovrebbero invece essere lasciati «in vita», specie se appartenenti alla parentela, sperando che prima o poi gradiscano mangiar carne che non sia umana. Nel frattempo, mentre questa contesa ridicola va avanti senza possibilità di esser risolta, sull'isola di Plum questi scemotti di umani si avviano a cadere come prugne intestardite.
Il tutto pare talmente inconseguente da essere privo di un forte punto politico, nonché di ritmo e di una sceneggiatura coerente. Ma se si guarda più da vicino sarà facile farsi piacere un film che alla grande idea sostituisce questi piccoli giochi, solo apparentemente insensati. La recensione più bella del film, a proposito, l'ha scritta Ignatiy Vishnevetsky, che mi sembra il caso di citare: «Poiché tutti i precedenti film di Romero sugli zombie, intesi così in partenza o meno, sembrano affermazioni tanto grandi—sul genere, sullo scopo dei film horror, sulla politica americana, sulla struttura della società—il fatto che Survival of the Dead sia il più breve, il più spensierato ed il meno apertamente ambizioso di questi film (non “la storia di zombie”, solo “una storia di zombie”) probabilmente lo farà sembrare una delusione per coloro che seguono l'opera del regista. […] Survival of the Dead è una trapunta fatta di un mosaico di generi (il noir nelle scene d'apertura, il western per la maggior parte di quanto rimane, con dentro un po' di romanzo gotico) ed influenze classiche (Walsh negli anni '40, l'ultimo Dwan, La “Cosa” da un altro mondo e soprattutto l'Anthony Mann degli anni '50), ed è un film minore, uno pieno di grandi idee—e se gli mancano le aperte ambizioni, le sostituisce più che bene con un'intelligenza non forzata».
Giudizio:

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