Repo Men

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Titolo originale: id. Repo Men / Locandina
Nazione: Stati Uniti, Canada
Anno: 2010
Genere: Azione, Drammatico, Fantascienza, Poliziesco, Thriller
Durata: 111'
Regia: Miguel Sapochnik
Sceneggiatura: Eric Garcia, Garrett Lerner
Cast: Jude Law, Forest Whitaker, Alice Braga, Liev Schreiber, Carice van Houten, Chandler Canterbury, Joe Pingue, Liza Lapira, Tiffany Espensen, Yvette Nicole Brown, RZA, Wayne Ward, Tanya Clarke, Max Turnbull, Howard Hoover
Produzione: Universal Pictures, Relativity Media, Stuber Pictures, Dentsu Inc.
Distribuzione: Universal Home Entertainment
Data di uscita: 1 Dicembre 2010 (DVD e Blu-ray)
Trama: Futuro prossimo. Remy e Jake, amici di vecchia data, lavorano come «repo men» per la Union: passati tre mesi senza pagamento, recuperano gli organi artificiali venduti dalla società direttamente dal corpo dei clienti, destinandoli a morte certa. Ma durante un recupero, Remy va in coma a causa di un macchinario malfunzionante; svegliatosi, si ritrova con un nuovo cuore artificiale. Ora nella posizione di coloro cui ha sempre dato la caccia, Remy inizia ad avere dubbi morali sulla sua professione; intanto, rimane anche lui indietro con le rate.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Repo MenUn uomo ed una donna (la strana combinazione ha le facce di Jude Law e Alice Braga) stanno fuggendo da un'America poco nel futuro nella quale una società di bioingegneria vuole riprendersi, dato che sono indietro coi pagamenti, gli organi artificiali concessigli a mutuo. Rinchiusi in una saletta giacché sospetti dopo aver passato i controlli di sicurezza, fanno piazza pulita degli agenti presenti, si divincolano e come nulla fosse riescono ad uscire dall'aeroporto (dall'uscita principale!) e a darsi nuovamente alla macchia. Questo in neanche due minuti di metratura. Segnalo solo questa occorrenza per dirvi di quanto implausibilmente svogliato sia il regista debuttante nel lungometraggio Miguel Sapochnik, che su sceneggiatura di Eric Garcia (da lui Il genio della truffa di Ridley Scott) e Garrett Lerner (un tipo tutto serie tv, da ultima appropriatamente Dr. House) ci propone un rappezzato esemplare di distopia.
Le idee sarebbero interessanti, prendendo a soggetto assieme il modello sanitario a stelle e strisce, la cui ristrutturazione non finisce di essere al centro del dibattito, e la crisi dei mutui-spazzatura. Nel film in esame, una grande compagnia dà via come pandori Bauli costosissimi pancreas, reni e fegati a dei consumatori subprime che con ogni probabilità non saranno in grado di ripagarli; la compagnia è così puntualmente costretta ad inviare i propri esattori (i «repo men» del titolo) a recuperare i costosissimi organi. Come modello di business sembra francamente poco sostenibile. Fatto sta che il classico uomo comune ci si trova in mezzo: Jude Law, ex-militare al servizio della corporation cattiva (ad incarnarla c'è Liev Schreiber, uno che si presta benissimo a questo ruoli) che d'un tratto si ritrova dall'altra parte della barricata.
In una parte di rilievo c'è Forest Whitaker, che come tutti gli altri attori (ci sono anche l'olandese Carice van Houten, notata per la prima volta nell'ottimo Black Book di Verhoeven, nella parte della moglie di Law, e John Leguizamo in un piccolo ruolo non accreditato) mette al servizio di Sapochnik affidabili carisma e presenza. Lui e Law sono amici dall'infanzia a scuola, cresciuti assieme sebbene Law abbia—inspiegabilmente—un accento britannico; per tutta la sua polemica anti-sistema sanitario, il film decide di usarlo a piacimento una volta come cattivo di riserva e l'altra come alleviatore di sofferenze—in quest'ultimo caso, per ricordarci che, sai, non siamo al sicuro ed è meglio restar svegli perché «potrebbe capitare anche a te».
L'insieme si regge con molta fatica, in parte per le svolte narrative architettate con la fretta maldestra di cui sopra, in parte perché Sapochnik vuole citare scene celebri, ad esempio di Oldboy, senza avere apprezzabili doti di un regista d'azione. Gli piace la musica, però, e fra le altre cose dirige una sensuale sequenza su un remix di «Sing It Back» dei Moloko nella quale Law e la Braga si contorcono appassionatamente raggiungendo col lettore di codici a barre i loro organi a credito, come facendo l'amore per liberarsi dei debiti. Per lo spettatore—o almeno per chi scrive—è come mangiare una bella insalata di arance alla siciliana, ma venduta come primo piatto alternativo. Un po' quello che ci si aspetterebbe da un giovincello che è cresciuto alla corte di Danny Boyle (in Trainspotting) e, beato lui, crede di star rifacendo un po' di Kubrick.

Giudizio: 1.5


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