Whip It

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Titolo originale: id. Whip It / Locandina originale
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Sportivo
Durata: 111'
Regia: Drew Barrymore
Sceneggiatura: Shauna Cross
Cast: Ellen Page, Marcia Gay Harden, Kristen Wiig, Drew Barrymore, Juliette Lewis, Jimmy Fallon, Alia Shawkat, Eve, Zoe Bell, Ari Graynor, Eulala Scheel, Andrew Wilson, Carlo Alban, Landon Pigg, Kristen Adolfi
Produzione: Mandate Pictures, Vincent Pictures, Flower Films, Rye Road, Babe Ruthless Productions, Barry Mendel Productions
Distribuzione: 01 Home Entertainment
Data di uscita: 29 Dicembre 2010 (DVD)
Trama: Sin da tenera età, Bliss Cavendar partecipa svogliatamente a dei concorsi per reginette di bellezza sotto l'ala protettrice ed opprimente della madre Brooke. Venuta a contatto con un volantino che reclamizza il Roller Derby, peculiare disciplina di pattinaggio su pista circolare, praticata soprattutto da donne, con l'aiuto dell'amica Pash fugge di nascosto ad Austin per ricevere le prime lezioni ed entrare nella squadra delle Hurl Scouts. Senza che mamma e papà sappiano nulla, Bliss diventa Babe Ruthless, fra le più veloci su pista.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Whip ItLa faccia di Ellen Page fa pensare al Juno di Jason Reitman, quel film scritto da Diablo Cody al quale la Page viene inevitabilmente associata, ma Whip It è fatto di un legno diverso; perché non ci sono questioni di aborto, ovviamente, ma anche perché ha il fare di una produzione para-sportiva ai margini degli anni '70 piuttosto che quello di un dramma «delizioso» sulle donne. L'autrice di quel film—in realtà più opera di Reitman—si è successivamente spesa in uno sforzo quale Jennifer's Body, il che dovrebbe insospettire anche i meglio disposti circa la bontà della sua visione femminile; qui invece abbiamo all'opera Drew Barrymore, debuttante regista, una che anche da produttrice avrà il suo fagotto di malefatte da espiare (nessuno ricorda in positivo i due Charlie's Angels, ad esempio) ma almeno in queste vesti sembra esser presa da un salutare anelito di affrancamento.
Il cast è di tutte donne, o quasi, con preferenza per quattro rapporti principali, nessuno dei quali diventa esclusivo e centrale. La liberazione passa in primo luogo sul corpo della madre chiusa negli anni '50 (Marcia Gay Harden, un'attrice non amata quanto meriterebbe), si appoggia e poi scontra con l'amica di liceo (Alia Shawkat), trova spirito di gruppo e prospettiva nella zia surrogata Maggie Mayhem (Kristen Wiig) e rivaleggia con l'arcigna pattinatrice avversaria Iron Maven (Juliette Lewis, che per quanto mi riguarda è sempre un piacere ritrovare). Le altre della squadra, che comprende la famosa stunt tarantiniana Zoe Bell e la cantante Eve, fanno più numero che altro; i maschi servono ruoli di supporto dai toni comici (lo stranito allenatore wesandersoniano di Andrew Wilson, il commentatore funestato di Jimmy Fallon, il manager della tavola calda di Carlo Alban), di supporto da babbo medio (sin dal nome Earl che grida «birra davanti a partita di football», Daniel Stern) o di viziata spalla amorosa da mollare con decisione (Landon Pigg).
Questa varietà di personaggi, ognuno servito da ruoli precisi e non eccessivamente di peso, lascia fermamente al centro del film la protagonista Bliss Cavendar (la Page, appunto), in mezzo all'opposizione fra concorso di bellezza e sport alternativo nella classica sonnolenta cittadina di provincia, in questo caso la fittizia Bodeen da qualche parte nell'orbita di Austin, Texas. La ragazza ha diciassette anni, al contrario di Juno non parla né si atteggia ad essere più intelligente della propria età: sbuffa con la madre quando è il caso, si sente in colpa dopo, ha semplicemente la fortuna di trovare qualcosa che le piaccia e la stimoli in questo momento. Ha bisogno di tutti e di nessuno, e soprattutto non pare accontentarsi del minor male possibile—alla fine, per dire, non è costretta a tenersi Michael Cera.
Naturalmente il film che vi ho descritto, usando troppo spirito di contrasto con quello di Reitman, non è uscito nelle nostre sale e nel mondo ha raggranellato miserabili 16 milioni di dollari. Perché a chi interessa un film recitato quasi interamente da donne, nel quale non si vede neanche una chiappa nettamente esposta (sono in costume, quando giocano, ma sono costumini che non mettono in mostra le richieste sode nudità—anche perché gran parte delle donne presenti hanno superato i trent'anni, per quanto smaglianti) né si ride in maniera grassa? Ai trascurati maschietti, no di certo; quanto alle femminucce, saggiamente, han dimenticato di segnalarglielo.

Giudizio: 2.5


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