Inside Job

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Titolo originale: id. Inside Job / Locandina
Nazione: Stati Uniti
Anno: 2010
Genere: Documentario
Durata: 120'
Regia: Charles Ferguson
Sceneggiatura: Charles Ferguson, Chad Beck, Adam Bolt
Narratore originale: Matt Damon
Produzione: Representational Pictures, Sony Pictures Classics
Distribuzione: Sony Pictures Home Entertainment
Data di uscita: 3 Agosto 2011 (home video)
Trama: Com'è finita l'America nel baratro della peggior crisi finanziaria dalla Grande Depressione? Nel documentario di Charles Ferguson la risposta è lunga e parte da lontano, dalla pacifica Islanda, fino a mostrare come i legami fra interessi finanziari e politica ci abbiano portato al punto attuale.


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Inside JobA meno di non essere totalmente avulsi dalle analisi sulle cause profonde della bolla immobiliare scoppiata negli USA nel 2008 e poi allargatasi come un contagio portandosi dietro l’economia reale mondiale, il documentario di Charles Ferguson, premiato agli ultimi Oscar 2011, non avrà per voi l’effetto di un’epifania. Non l’avrà, cioè, se vi siete informati, possibilmente nei posti giusti. La precisazione è d’obbligo, giacché non si deve dar nulla per scontato, specie considerando che sulle cause della catastrofe e sulle sue cure – di per sé alquanto chiare e qui efficacemente riassunte – non c’è esattamente quella comunanza di vedute che ci si aspetterebbe dall’evidenza delle stesse.
La posta in gioco vede infatti ammassarsi ancora nelle posizioni di vertice gli interessi comprensibilmente appiccicosi del potere finanziario, i cui uomini sono stati, sono e prevedibilmente saranno ben attivi per tutelarlo, modellando accuratamente il discorso politico negli ultimi decenni secondo le proprie priorità, le quali propongono come apoteosi del liberalismo una versione assai contorta di esso. Non è una normale forma di lobbying, ma un’alta (o, se volete, solo gretta) forma di ideologia che pervade dal basso la professione universitaria, fornendo a partire da questa le infondate posizioni che guideranno poi le scelte politiche. È così che, indipendentemente dallo schieramento (c’è un filo rosso, evidenziato a più riprese nel film, che lega le facce nelle posizioni chiave durante le presidenze Reagan, Bush senior, Clinton, Bush junior e infine Obama: la critica alla parte democratica è in ciò implicita), gli Stati Uniti si trovano impossibilitati a segnare una soluzione di continuità.
Il documentario è assemblato per lo più tramite interviste faccia a faccia, che comprendono tanto economisti «illuminati» quali Nouriel Roubini e Satyajit Das quanto altri più restii a concordare con Ferguson. Fra questi, Glen Hubbard, preside della Columbia Business School nonché consigliere economico di Bush junior, che si fa anche scappare una poco carina reazione stizzita con la quale però si tradisce. Per non parlare poi dell’ex-sottosegretario al Tesoro di Bush, David McCormick, che almeno non è economista di professione. Il resto è composto da testimonianze in audizioni al Congresso dei vertici di istituti di credito e agenzie di rating, i quali – assieme ad altri – hanno ovviamente declinato di farsi intervistare.
Ferguson ha una tesi, e si dà il caso sia quella giusta. Ma più che tesi il suo documentario è un saggio ragionato e convincente su cosa c’è di malato nella commistione tra finanza privata e cosa pubblica al cuore degli USA. Non è un pamphlet in stile Moore, il cui Capitalism: A Love Story pretendeva di andare così lontano da demolirsi da solo; in gran parte, Ferguson si limita a spiegare e affronta le cose seccamente in maniera frontale. Solo nel finale si lancia in un appello – innecessario perché già inscritto nel discorso stesso, se si è stati attenti – lasciato come tutto il resto alla narrazione originale di Matt Damon. È da Syriana in poi che Damon, faccia alla quale non si attaccavano fino a quel momento particolari doti, è andato accatastando una filmografia che cade a fagiolo; da ultimo, più in tema, The Informant!.

Giudizio: 2


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